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LO PSICODRAMMA

È una tecnica psicoterapeutica di gruppo che affonda le sue radici nei riti primitivi sciamanici, dove l’azione predominava sulla parola.

Nasce nel 1921 da uno psichiatra e psicologo pioniere della psicoterapia di gruppo e del teatro d’improvvisazione, J. L. Moreno.Si basa sul principio che, attraverso la messa in atto scenica del proprio mondo interiore e relazionale, della propria storia passata e presente e delle proprie fantasie, l’individuo possa superare il livello di espressione prevalentemente verbale, acquisendo maggior spontaneità, e creatività, per facilitare l’espressione più libera possibile di idee ed emozioni, per uscire dal suo ruolo sociale diventato troppo rigido e cristallizzato.

Ne esistono di differenti tipi, con regole e modalità di esecuzione e interpretazioni diverse: psicodramma classico moreniano, psicodramma analitico individuativo e psicodramma olistico.

Le più importanti tecniche psicodrammatiche sono il doppio, il cambio dei ruoli e lo specchio, con il conduttore, lo psicodrammatista, come presenza rassicurante e interrogante accanto al protagonista.

Che cos’è?

Lo Psicodramma è una tecnica psicoterapeutica di gruppo, basata sulla drammatizzazione anziché sulla parola, ideata nel 1921 da uno psichiatra e psicologo rumeno, J. L. Moreno. Affonda le sue origini nei riti drammatici dei primitivi, come nello sciamanesimo.

L’idea è che, valorizzando la spontaneità, la creatività e la catarsi attraverso una rappresentazione scenica improvvisata, in cui i partecipanti sono invitati ad esteriorizzare i loro vissuti, si possa curare la persona nei suoi disturbi comportamentali, nelle sue esigenze motivazionali ed emozionali.

Moreno enfatizzò la spontaneità invece di un’analisi intellettuale, come avveniva nella psicoanalisi di Freud, incoraggiò l’acting-out, la messa in atto ed inserì l’individuo in un gruppo, invece che estrapolarlo dal suo contesto sociale.

A differenza di altre tecniche terapeutiche, che usano come strumento privilegiato la parola, lo scambio verbale tra terapeuta e paziente, lo psicodramma si basa sulla drammatizzazione della propria storia passata e presente, dei propri sogni e delle proprie fantasie.

L’azione scenica e l’assunzione di diversi ruoli sono in grado di liberare la spontaneità e la creatività dell’individuo, intrappolate dal ruolo sociale diventato troppo rigido e cristallizzato, e di facilitare l’espressione più libera possibile di idee ed emozioni, mettendo fuori gioco i condizionamenti sociali e razionali.

Esistono diversi tipi di psicodramma, con differenti regole e modalità esecutive e di interpretazione, due dei quali i più noti ed utilizzati.

Psicodramma moreniano classico

Nello Psicodramma moreniano classico, la sessione si articola in tre momenti:

il riscaldamento, esercizi che permettono di raggiungere uno stato di maggior rilassamento e spontaneità e per unire i membri del gruppo;
la drammatizzazione, cioè la messa in scena solitamente con un solo protagonista;
lo sharing, cioè la condivisione dei vissuti del gruppo.

L’azione si svolge di norma su di un palcoscenico, lo spazio terapeutico, rivolta al pubblico-uditorio, che fa da eco al protagonista manifestando le proprie emozioni di fronte alle vicende rappresentate.

Il terapeuta o “direttore” di psicodramma è colui che promuove l’azione, il regista della rappresentazione.

Gli “Io-ausiliari” sono coloro che salgono sul palcoscenico con il protagonista per aiutarlo nei suoi giochi, nelle sue messe in scena, scelti dallo stesso paziente e che possono rappresentare sia fantasmi appartenenti al mondo del protagonista (ad es. un timore, un desiderio, una sofferenza) sia altri significativi della sua vita reale.

Moreno attribuisce un effetto benefico all’espressione corporea, una funzione catartica, sia su chi gioca, sia sugli spettatori, per una presa di coscienza che permette l’avvio verso un’azione di ricostruzione.

Psicodramma analitico individuativo

Si discosta un po’ dal modello moreniano, in quanto cerca di coniugare in un’unica teoria aspetti della psicologia junghiana, di quella analitica, dei gruppi e dello psicodramma.

Si abbandona il teatro classico moreniano, utilizzando una semplice stanza, in cui le sedie vengono messe in cerchio delimitando al centro lo spazio scenico, lo spazio di terapia.

Anche la seduta ha una struttura differente: spesso non c’è una fase di riscaldamento e dopo una limitata interazione verbale, il conduttore, cioè il terapeuta psicodrammatista porta al gioco (cioè a mettere in scena) un protagonista con una sequenza di alcune scene, da due a cinque di solito, esplorando il suo mondo interno, le storie passate e presenti, connesse al problema presentato.

Il gruppo terapeutico si riduce a 8-12 persone.

Attraverso il gioco psicodrammatico vengono favorite l’azione psichica, la presa di coscienza delle radici storiche del comportamento attuale, l’elaborazione di nuovi punti di vista del problema e la possibile apertura al cambiamento e a nuove prospettive da cui guardare e vivere la propria esperienza.

Psicodramma olistico

Al modello moreniano sono aggiunti elementi teorici della Psicologia del Profondo (simboli archetipi e miti di Jung), di antropologia e della scuola argentina di psicodramma di Rojas Bermude.

Vengono utilizzate tecniche espressive come stimolo di partenza, quali il disegno automatico ed onirico, il sogno guidato, la danza ed oggetti intermediari come le maschere (lo psicodrammatista argentino Buchbinder ha elaborato un originale approccio che integra l’uso delle maschere), i burattini e la musica.

Attraverso la messa in scena di queste immagini significative e profonde, oltre ad un cambiamento di copione o di comportamento, si mira ad una trasformazione profonda del modo di rapportarsi al mondo.

Nel concreto, una seduta di psicodramma ha una durata di circa due ore con un gruppo che va dagli 8 ai 12 partecipanti.

La seduta solitamente si centra su uno o al massimo due protagonisti, che scelgono la scena da giocare, un sogno, un evento reale presente o passato significativo. Designano nel gruppo i personaggi presenti nella loro scena, dando a ciascuno il proprio ruolo e le proprie battute e si drammatizza l’azione, ricreando l’evento.

Lo psicodrammatista conduce i giochi, per questo è definito conduttore e, attraverso la tecnica del doppio, che ha la funzione di dar voce ai bisogni, desideri e sentimenti, si mette al fianco o alle spalle del protagonista, toccandolo con la sua mano sulla spalla o tenendolo per mano e dà voce alle emozioni che ritiene l’altro stia provando e lo induce a scavare dentro di sé. È un sostegno rassicurante, una guida interrogante nell’introspezione.

Il conduttore aiuta il protagonista nel cambio di ruoli, invitandolo a prendere il posto di altri significativi del suo mondo relazionale o oggetti simbolici e a continuare la scena dal loro punto di vista. Questa è la tecnica principale che ha la funzione di far cogliere all’individuo “nuove verità”, aggirando e superando in modo naturale pregiudizi e blocchi, decentrando il suo punto di vista, per scorgerne di nuovi.

Altra importante tecnica è quella dello specchio che consiste nel porre il protagonista fuori dalla scena che ha costruito, in posizione di osservatore della stessa. In tal modo il protagonista può “vedersi da fuori”, per constatare come egli venga percepito dagli altri e lavorare quindi, insieme col doppio, sull’immagine di sè.

Come apprendere lo Psicodramma

Diversi sono i libri che trattano il tema, come il “Manuale di Psicodramma, Moreno, Astrolabio, Roma, 1985”, “Introduzione allo Psicodramma moreniano”, Quad. psicodr. Class.,vol.17, 1979”, “Lo Psicodramma, P. Lemoine, J. Lemoine, Feltrinelli, Milano, 1973”, “Psicodramma analitico. Punto di incontro di metodologie psicoterapeutiche, Gasca, Franco Angeli, Milano, 2003”, “Lo psicodramma junghiano, Gasseau e Gasca, Bollati Boringhieri, Torino, 1991”, attraverso i quali ci si può avvicinare alla materia per gettare le basi.

Miglior modo di conoscere e apprendere questa tecnica psicoterapeutica è l’esperienza concreta, che si può fare nei seminari che spesso vengono organizzati da diverse associazioni e da professionisti nel settore.

Per diventare psicodrammatista, occorre, dopo la laurea in Psicologia, frequentare la Scuola di Specializzazione per diventare psicoterapeuti in Psicodramma.

In conclusione

Lo psicodramma, dunque, è una tecnica psicoterapeutica di gruppo, che differisce dalle altre perché basata sulla drammatizzazione anziché sulla parola.

La messa in scena di eventi, sogni, desideri, sofferenze significative, il cambio di ruoli, l’osservazione da esterno (lo specchio), la riflessione che accende il doppio permettono all’individuo di uscire dal proprio ruolo sociale spesso cristallizzato ed irrigidito e di guardare al problema da punti di vista differenti, eventualmente superando un blocco e di sperimentarsi in nuovi ruoli, modificando l’immagine di sé riappropriandosi di diversi aspetti più spontanei e liberi.

Dott.ssa Sabrina Rosellino

 


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