Burnout

Le persone che svolgono mestieri che comportano un profondo coinvolgimento emotivo con persone che si trovano in una situazione di disagio e sofferenza, sono spesso soggette a quella che viene chiamata “sindrome da burnout”.

“Burnout” è una parola inglese che nasce dall’unione del verbo burn (bruciare) e out (fuori). Si potrebbe tradurre in italiano con le parole “scoppiato, bruciato”.

La sindrome da burnout è il risultato di un processo che interviene quando l’individuo perde, o pensa di non possedere, le risorse necessarie ad affrontare le richieste lavorative, sentendosi quindi impotente di fronte a situazioni che richiederebbero il suo aiuto.

Si è notato che il burnout colpisce soprattutto le persone che svolgono le cosiddette professioni d’aiuto, (ad esempio medici, psicologi, assistenti sociali, operatori dell’assistenza sociale e sanitaria, infermieri, operatori del volontariato) e coloro che svolgono mestieri che comportano l’aiuto di persone in situazioni di difficoltà o pericolo (poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, ecc.). Anche le professioni educative (ad esempio gli insegnanti) sono spesso interessate dal burnout, perché spesso c’è un coinvolgimento emotivo profondo con le problematiche delle persone con cui si lavora.

I sintomi che caratterizzano il burnout sono l’esaurimento emotivo, ossia una forma cronica di malessere che deriva dalla percezione di impotenza di fronte alle richieste lavorative, che vengono percepite come soverchianti. È frequente la sensazione di depersonalizzazione, accompagnata da una ridotta sensazione di realizzazione personale e professionale, che comporta la riduzione dell’autostima e il senso di inadeguatezza, nonché la messa in atto di un comportamento improntato al cinismo. Nel soggetto spesso si nota una riduzione dell’empatia nei confronti delle persone delle quali si occupa. La persona in burnout sembra smarrire quel senso critico che consente di attribuire all’esperienza lavorativa la giusta dimensione, per cui succede che si faccia carico eccessivo dei problemi delle persone con cui si lavora, non riuscendo più a separare la propria vita personale da quella professionale.

La persona va incontro ad un processo di logoramento e di decadenza psicofisica, a causa dell’incapacità di sostenere lo stress lavorativo. Insorgono sintomi psicosomatici come l’insonnia e sintomi psicologici come la depressione. I disagi che si avvertono dapprima nel campo professionale, vengono poi con facilità trasportati sul piano personale: l’abuso di alcol, di sostanze psicoattive ed il rischio di suicidio sono elevati nei soggetti affetti da burnout.

Tra le cause del burnout si individuano sia alcuni elementi individuali (caratteristiche della personalità di un individuo), che elementi organizzativi.

L’operatore a rischio di burnout è solitamente una persona debole e remissiva, sottomessa nei rapporti con gli altri, ansiosa e timorosa. È incapace di controllare la situazione e cede alle richieste dell’utente piuttosto che fornire le risposte adeguate. È solitamente un individuo con scarsa fiducia in sé stesso e con scarse ambizioni. Sembrano essere più a rischio di burnout le donne, le persone non coniugate e nei primi anni della carriera. Anche il grado di istruzione sembra incidere: è stato notato un rischio maggiore per i laureati non ancora specializzati. Infine, le persone con un forte credo religioso sono di solito meno a rischio di burnout, perché il coinvolgimento religioso sembra modulare gli effetti dello stress.

3Tra i fattori organizzativi che generano il rischio di burnout vi è la qualità di rapporti umani all’interno del gruppo di lavoro, che incide sulla capacità di tollerare e affrontare il disagio che si prova in talune situazioni lavorative emotivamente difficili. Una gruppo di lavoro coeso e collaborativo previene il rischio di burnout. Anche il modo in cui sono strutturati i rapporti di potere e le gerarchie al lavoro incidono: più la capacità decisionale e la libertà d’espressione vengono limitate, più i lavoratori saranno a rischio.

Infine, la scarsa definizione dei ruoli lavorativi e una cattiva organizzazione del lavoro, determinerebbero una riduzione di coinvolgimento emotivo, aumentando il rischio di burnout.


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